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#Suoceriadi

October 12, 2017

Dalla quarta di copertina: Tra i tanti diritti che si acquistano in virtù di quello che molti si ostinano a chiamare “sacro vincolo” del matrimonio, c’è quello di poter addossare, sempre e comunque, la colpa di ogni cosa alla suocera. Le donne, si sa, sono competitive per natura, e lo diventano in modo sfrenato quando di mezzo c’è un uomo, ma non un uomo qualunque, bensì un figlio maschio che qualche sciagurata, senza arte né parte, ha deciso di prendere in sposo. Capita, così, che la donna che lo ha partorito smetta, d’un tratto, di essere tale e si trasformi in una suocera, che avrà come unico scopo della sua vita quello di rendere infernale l’esistenza della suddetta sciagurata. Ecco fatto, non c’è più speranza, non si può tornare indietro, le due donne si fronteggeranno senza alcuna pietà. Convinte entrambe che l’altra sia la causa di ogni male, combatteranno fino all’ultimo sangue per cose di fondamentale importanza come: stirare alla perfezione le camicie, cucinare manicaretti, tenere in ordine la casa, fare la spesa nei luoghi più economici e via dicendo.

 

Serena Torganizzi (un nome che è anche un monito), scrittrice romana, dalla verve comica che coltiva sin da bambina, ha deciso di passare dai fatti alle parole, questo è il suo primo libro e ovviamente è tutto contro sua suocera.

È l’autrice del blog #suoceriadi da cui è tratto questo libro. Se il blog ha ottenuto e sta ancora ottenendo un grande successo di pubblico, dice, è tutto merito di sua suocera!

Io amo mia suocera.
Lo so, lo so: se avessi confessato di aver picchiato
un cucciolo o di aver rubato a un cieco mi credereste,
ma dire di amare la suocera
è davvero abusare della vostra benevolenza.

 


Ma se non la amassi non esisterebbero le suoceriadi,
è semplice.
Perché ci saremmo menate di brutto – sicuramente
le avrei prese – ma avrei dato sfogo alla piena
dei miei sentimenti per lei, non ci saremmo
parlate mai più e sarebbe finita così.
Invece, avendo scelto di scrivere, piuttosto che alzare
le mani, ho cambiato il mio destino e dato
un nuovo corso ai sentimenti.
Ecco qua: scrivo per non menare.
Semplice.

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