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Forgotten Spanish Women Authors : Las Sinsombrero and Switzerland

May 7, 2019

The invention of a new colour pervaded by blessedness : the voice of Moran Magal

October 9, 2018

A thin red thread from Lluís Llach to Kobi Farhi

October 8, 2018

Please, do not support the cultural boycott of Israel

September 5, 2018

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February 6, 2018

Domenica 4 febbraio, alle 17, platea e balconata del LAC erano insolitamente gremite. Tra il pubblico, scrittori (tra cui Alberto Nessi), docenti universitari e molti giovani. In scena, tre attori magistrali, che per quasi due ore, su un palco sobriamente allestito come un’aula di fisica dei primi del Novecento, sono riusciti a tenere tutti col fiato sospeso, parlando di meccanica quantistica e di sorti dell’umanità: Giuliana Lojodice, Umberto Orsini e Massimo Popolizio hanno superato se stessi in Copenhagen, dramma dell’inglese Michael Frayn. Lunedì 5 e martedì 6 si è replicato a Locarno.

Il successo che lo spettacolo, anche da noi, come in tutto il mondo, sta ottenendo dal 1998 ha dell’inspiegabile, considerando l’argomento che affronta: un giorno di settembre del 1941 – in una Copenhagen invasa dai Nazisti – Niels Bohr, il fisico teorico danese che nel 1922 ottenne il Nobel, per metà ebreo, con la moglie Margrethe, riceve la visita inattesa dell’allievo più brillante, Werner Heisenbe...

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